martedì 3 febbraio 2015

Simone Weil


A UN GIORNO
Dal filo di ogni esile
erba il silenzio salga.
E poi si unisca ai
deserti illuminati.
Anche il cuore ne trema:
se l’improvviso aspetto
atteso del mattino
eliminerà l’ombra!



LAMPO
Il cielo puro imprima sulla faccia,
il cielo dove nubi lunghe corrono,
un vento con l’odore della gioia,
e forte: e tutto nasca, senza sogno.
Nasceranno per me le città umane
che un soffio puro libera da brume;
e i tetti; i passi; i gridi, e ogni lume
e suono umano: ogni preda del tempo.
Nasceranno i mari e la barca bilanciata;
il colpo di remo e i fuochi di notte;
i campi, e il mannello che si lancia;
le sere e la sequenza delle stelle;
la luce accesa e la genuflessione
del corpo, e l’ombra, l’urto nelle viscere
della miniera; mani che lavorano
i metalli tranciati; il ferro morso
in un grido di macchine.
Il mondo è nato: e tu, vento, mantienilo.
Ma il mondo crolla, coperto da fumi.
Mi era nato il mondo in uno squarcio
di cielo verde e chiaro, tra le nubi.



GLI ASTRI
Astri di fuoco che occupate i cieli
lontani, astri muti e freddi, che girate
senza vedere, ci spogliate il cuore
dal tempo vecchio: ci date al futuro
senza che lo vogliamo. Un nostro pianto
o grido è poca cosa. Se si deve,
vi seguiremo, le braccia legate,
gli occhi volti al vostro puro lampo,
ma amaro. Noi tacciamo, e sul cammino
si oscilla, ma di colpo la vostra gloria è in cuore.

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